IGA: la birra di tutti o di nessuno?

In questi giorni il mondo brassicolo si sta concentrando su un’accesa questione, portata alla luce dal noto degustatore e giudice diplomato BJCP (Beer Judge Certification Program) Gianriccardo Corbo, riguardante le Italian Grape Ale, comunemente chiamate IGA. Sembrerebbe infatti che questo stile stia per entrare nella classifica degli stili ufficiali. Detta così sembra una bellissima notizia, un grande trionfo per i birrai italiani che in questi anni hanno fatto crescere questo stile. Ma sta proprio qui il misfatto: del paese che ha creato questo stile non ci sarà l’ombra nel nome. In poche parole niente Italian, ma solo un generico “Grape Ale”.

Sembrerebbe infatti che questa soluzione garantisca la neutralità nei confronti di altri Paesi in cui viene prodotta questa tipologia di birra utilizzando uve differenti da quelle italiane. Il fatto è che questa motivazione -se così si può chiamare- appare assurda e priva di fondamenti logici, dal momento che allora, seguendo questo filo, anche una APA (American Pale Ale) dovrebbe essere prodotta solo con ingredienti americani, e lo stesso vale per le Belgian Pale Ale, le Mexican Pale Ale e chi più ne ha più ne metta. Insomma, chiaro il concetto; sembra verosimile che una birra che nel nome porta un riferimento al paese d’origine debba essere prodotta utilizzando unicamente ingredienti di quel paese? La risposta viene da sé. Il punto focale della questione non deve essere la provenienza della materia prima, bensì il luogo in cui un determinato stile ha avuto origine.

E dunque perché? Perché applicare un criterio diverso proprio in questo caso? Verrebbe da pensare che il motivo sia da ricercare nella scarsa influenza del birraio italiano rispetto a danesi, irlandesi, belgi, inglesi, tedeschi, cechi ecc. che vantano tradizioni ben più lunghe. Potrebbe però non essere solo questo. C’è chi suppone infatti che a monte della questione potrebbe esserci l’influenza del tradizionale campanilismo che da sempre vige nell’ambito vinicolo. Da produttori noi stessi di birra IGA, terrei a ricordare che anche nella produzione di questo stile, oltre all’utilizzo di una vastissima gamma di uve differenti, esistono anche differenze nei metodi di realizzazione.

 

Noi cominciammo a produrre la nostra Capriccio di Bacco nel 2007 (se vuoi saperne di più, ho scritto un articolo in cui parlo di questa nostra proposta, lo trovi qui) in seguito a un consulto con Nicola Perra del birrificio Barley, il primo a produrre birra IGA.

Vivendo in una regione che vanta un’immensa e variegata ricchezza di vitigni, abbiamo deciso di intraprendere la stessa strada, ma con le nostre uve e utilizzandone il mosto. In questo senso siamo stati storicamente i secondi in Italia a produrre IGA, ma i primi a crearla con il mosto, dal momento che Barley utilizza tuttora la Sapa da uve Malvasia.

Negli anni abbiamo utilizzato uva Glera, poi Vitovska e per finire con la rossa uva del Refosco dal peduncolo rosso.

 

Al cambio dell’uva, chiaramente cambia molto anche la birra, e questo dà vita a combinazioni di gusti e profumi sempre diverse; sarebbe quindi molto interessante, in futuro, partecipare ad una degustazione e, tra le mille IPA, APA, Belgian Pale Ale, Irish Stout, assaggiare una birra prodotta ad esempio con le calde uve californiane il cui stile cade sotto il nome di Italian Grape Ale. Sarebbe un riconoscimento meritato, un piccolo grande trionfo per i birrai italiani che da circa 15 anni ci credono un po’ di più; perché non solo in Italia si produce dell’ottima birra, ma siamo anche riusciti ad unire ciò che apparentemente sembrava inconciliabile con buon gusto e sapienza, doti che ci caratterizzano da sempre nel settore alimenti e bevande.

Pare giusto quindi che anche la patria del vino entri a far parte del Valhalla degli stili birrai ufficialmente ed universalmente riconosciuti e lo faccia con il suo nome.

 

Lascio questo link per chi volesse firmare la petizione online promossa dal BJCP.

 

Martina Campagnolo

Aggiungi un commento

Hai bisogno di maggiori informazioni? Contattaci!

Clicca qui!
Phone: 040-232306
Fax: 040-9234329
Strada delle Saline , 30/D1
34015 - Muggia (TRIESTE)